Sezione Notizie 08/03/2023

RISCHI ORGANIZZATIVI SUL LAVORO: COME INDIVIDUARLI E GESTIRLI

L'attenzione nei confronti del benessere dei lavoratori nei luoghi di lavoro è cresciuta negli ultimi anni. Accanto a quei rischi per la salute e sicurezza più evidenti, come quelli relativi a sostanze pericolose, macchinari pesanti, agenti fisici e chimici, i datori di lavoro sono tenuti a valutare e ridurre anche i rischi organizzativi, o psicosociali, che derivano dai rapporti con i colleghi, dal peso delle responsabilità date al singolo lavoratore, dai turni stressanti ecc.  

Cosa sono i rischi organizzativi?

I rischi organizzativi sono quei rischi che possono incidere negativamente sulla produttività in azienda, ovvero impediscono il raggiungimento di obiettivi aziendali, ma anche di uno stato di benessere e tranquillità nell'ambiente di lavoro.

 

Quali sono le cause dei rischi organizzativi?

I rischi organizzativi sono causati da svariati fattori: la vita lavorativa risente di una accelerazione del ritmo di vita in generale, che determina un’intensificazione del lavoro, con ritmi costantemente incalzanti, la necessità di eseguire più compiti contemporaneamente e il bisogno di acquisire nuove competenze per migliorare le performance o per mantenere il proprio stato lavorativo.

Il lavoratore risente dei rapporti con i colleghi e i superiori, delle responsabilità che gli vengono conferite, dei turni di lavoro, delle scarse possibilità di crescita professionale e personale. Senza contare poi i casi di discriminazione all'interno delle aziende e di abusi che si possono registrare nei confronti di ragazzi più giovani, donne, i lavoratori stranieri, anziani, disabili. Altro fenomeno molto diffuso oggi, soprattutto tra i liberi professionisti, è il burnout, dovuto a un sovraccarico quotidiano di lavoro.

Tutti questi fattori che possono portare all'aumento dello stress tra i lavoratori vengono chiamati rischi psicosociali e hanno effetti negativi prima di tutto sulla salute mentale dei lavoratori e poi su quella fisica.

  

Linee guida per la valutazione e gestione del rischio organizzativo

La valutazione del rischio organizzativo è obbligatoria per tutti i datori nelle aziende e deve prestare particolare attenzione al rischio di stress lavoro correlato. Quest'ultimo è descritto come condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro.

Nella valutazione dei rischi organizzativi, il titolare dell'azienda deve collaborare anche con i suoi dipendenti. Deve infatti raccogliere informazioni dai membri del suo organigramma circa il livello di benessere all'interno dell'impresa utilizzando sondaggi anonimi, focus group e indagini riguardanti eventuali episodi di violenza, discriminazione e disguidi.

Deve assicurarsi che tutti i fattori che possono sottoporre i lavoratori a situazioni stressogene siano individuati, analizzati e trattati con misure di prevenzione e protezione di ogni lavoratore da questa tipologia di situazioni.

Tra le forme di prevenzione la formazione è certamente quella più efficace, in quanto sensibilizza gli impiegati sul tema del benessere nei luoghi in cui si opera, crea in loro consapevolezza sui sintomi e conseguenze di un malessere in azienda e offre risorse per contrastare episodi di nervoso, depressione, ma anche violenza e abuso.

Ovviamente la gestione del rischio organizzativo deve consistere in un processo continuo. Il datore di lavoro deve verificare l'efficacia delle misure adottate, attuando eventuali nuovi interventi nel caso in cui l' ambiente in cui si lavora lo richieda.

 
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